Roberto Santori durante uno dei Roadshow del Made in Italy
Perché dei roadshow sul Made in Italy? Da dove è nata l’idea?
L’idea dei roadshow nasce dal desiderio di portare il dialogo sul Made in Italy dove l’eccellenza italiana nasce davvero: nei distretti produttivi, nelle imprese familiari, nelle botteghe che hanno saputo trasformarsi in brand globali. La Made in Italy Community è nata proprio per questo — per creare connessioni reali tra imprenditori, istituzioni e talenti, e raccontare un’Italia che innova partendo dalla propria identità.
Il Made in Italy non è ancora sufficientemente valorizzato?
Il Made in Italy è riconosciuto nel mondo, ma non sempre valorizzato come sistema. C’è ancora molto da fare per raccontarlo in modo contemporaneo, mettendo al centro non solo il prodotto, ma i valori, la cultura e la visione che lo rendono unico. Serve una narrazione condivisa che unisca le eccellenze, le metta in rete e le aiuti a crescere insieme, anche sui mercati internazionali.
Che tappa del Roadshow Made in Italy è stata la recente tenutasi a Napoli?
Napoli quest’anno è stata una tappa fondamentale del nostro viaggio, iniziato a Madrid e che ha attraversato Roma, Bologna, Torino, la recente Barcellona e che ci vedrà a Venezia la prossima settimana. È stato un incontro straordinario per energia e partecipazione: una città che rappresenta perfettamente la doppia anima del Made in Italy, dove tradizione e innovazione si fondono in modo naturale. Una tappa che ci ha confermato quanto il Sud sia ricco di idee, imprese e persone pronte a contribuire al futuro del Paese.
La tappa napoletana del Roadshow della Made in Italy Community
Lei ha ascoltato e raccontato tante storie di imprenditorialità italiana. Quale aspetto accomuna queste storie di successo?
Le accomuna la capacità di unire radici e visione. Gli imprenditori italiani sanno partire da una tradizione, da un mestiere, da un’idea familiare e trasformarla in impresa moderna, sostenibile e internazionale. Dietro ogni storia di successo c’è sempre un equilibrio tra passione e coraggio: la passione per fare bene le cose e il coraggio di innovare senza perdere la propria identità.
A suo avviso, quale elemento è maggiormente identificativo del Made in Italy?
Direi la cura. È la parola che racchiude l’essenza del Made in Italy: cura per il dettaglio, per il territorio, per il bello e per il ben fatto. Ma soprattutto cura per le persone, perché sono loro – con il loro sapere, la loro passione e la loro capacità di innovare – a rendere vivo questo modello. Il Made in Italy è prima di tutto una cultura del lavoro e della formazione continua, dove l’esperienza si trasmette e si rinnova ogni giorno, unendo competenza artigianale e visione tecnologica. È questo equilibrio umano e professionale che rende l’Italia riconoscibile e ammirata nel mondo.
Quali saranno le prossime tappe, non solo geograficamente, del suo progetto?
Il nostro viaggio continuerà in altre città italiane e poi all’estero, perché vogliamo portare la voce del Made in Italy dove ci sono nuove opportunità di crescita. Ma le tappe future saranno anche progettuali: stiamo lavorando a nuovi percorsi di formazione, internazionalizzazione e sostenibilità per accompagnare le imprese nel cambiamento.Il momento culminante sarà la seconda edizione del Made in Italy Day, che si terrà a Roma il prossimo aprile, un grande appuntamento di incontro e visione per celebrare le eccellenze del nostro Paese. In quell’occasione presenteremo anche la terza edizione del libro STORIE DI SUCCESSO L’Italia dell’Ingegno edell’Eccellenza nel Mondo che raccoglierà nuove storie, esperienze e prospettive di un’Italia che continua a ispirare il mondo.