Neogranìa, il progetto che rivoluziona il pane attraverso la biodiversità e l’agricoltura evolutiva

Può il pane raccontare ancora il nostro tempo? Da questa domanda, tanto semplice quanto radicale, prende il via Neogranìa, un progetto agricolo e culturale che ridefinisce il rapporto tra agricoltura, territorio e comunità. Ideato da Petra Molino Quaglia (storica azienda familiare di Santa Caterina d’Este -Padova- e prima realtà italiana ad aver ottenuto la certificazione di sostenibilità EQUIPLANET), Neogranìa propone il superamento definitivo dell’idea di pane come prodotto uniforme e sempre identico, restituendogli la sua natura di espressione viva del territorio, delle stagioni e della biodiversità cerealicola.

Al centro del progetto vi è la creazione di una rete virtuosa e senza intermediari che, attorno a un nuovo micro molino, accorcia drasticamente le distanze tra il campo e il consumatore finale, coinvolgendo agricoltori, panificatori e cuochi. Oggi questa vera e propria community della biodiversità è già attiva e presente in undici regioni italiane.

L’obiettivo di Neogranìa è invertire la prospettiva tradizionale: non partire più dal pane come prodotto finito industriale, ma risalire dal pane alla campagna. In questo contesto, la biodiversità cessa di essere un concetto astratto e diventa un’esperienza concreta, percepibile attraverso i profumi, gli aromi e le consistenze diverse di ogni singolo raccolto.

Un approccio riassunto perfettamente in una formula provocatoria emersa all’interno del progetto: “Il mulino non deve macinare solo il grano, ma la campagna”. Il grano non cresce isolato, ma si sviluppa dentro un ecosistema mutabile fatto di clima, suolo e piogge. Di conseguenza, il mugnaio smette di essere un semplice tecnico della trasformazione e diventa un interprete di una materia viva e non standardizzata, restituendo umanità e sensibilità a un processo produttivo spesso appiattito dagli standard industriali.

Il cuore operativo di Neogranìa risiede nel modello dell’adozione dei raccolti, una pratica nata concretamente nel 2018 dalla stretta collaborazione tra la famiglia Quaglia e Giuseppe Li Rosi, agricoltore e custode della popolazione di grano MEB Furat. Con questo sistema, il panificatore non acquista semplicemente una farina, ma “adotta” un intero raccolto, legandosi direttamente a chi coltiva e accettando la variabilità naturale della materia prima.

Neogranìa si oppone al modello della monovarietà. Nei campi evolutivi di Neogranìa, al contrario, viene seminata una mescolanza di varietà diverse: ogni spiga è geneticamente differente dall’altra. Grazie alla selezione naturale, il grano si adatta progressivamente ai diversi climi e terreni in cui si trova, rafforzando la resilienza agricola. Inoltre, ogni anno vengono rimescolati campioni provenienti da diverse aree italiane, permettendo alla popolazione di grano di evolversi continuamente e di reagire ai mutamenti ambientali e climatici in corso.

Il messaggio di Neogranìa è chiaro: nell’omologazione non può esserci evoluzione. È la diversità – agricola, territoriale e umana – a rendere possibile il vero cambiamento, dimostrando che anche il pane può tornare a essere il fulcro di relazioni autentiche e custode degli equilibri della natura.

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